Reiwa, la nuova era giapponese

di Daniela Schifano

Ore 17,30 del 30 Aprile 2019, in Giappone sono le ore 00,30 del 1 Maggio dell'anno Reiwa 1 (Reiwa gannen, 'il primo anno dell'era Reiwa). A causa dei capricci del sole, che se ne frega del fuso orario, mi sento a cavallo tra Heisei e Reiwa, tra passato e futuro.
Chi segue un po' gli eventi giapponesi, tra Tv e social sa già che oggi l'imperatore Akihito ha abdicato in favore del figlio Naruhito, dando così inizio ad una nuova era, denominata Reiwa, che inizia il primo maggio. Questo è un passaggio importante, se pensate che molte cose devono essere modificate a livello pratico, dalle monete, ai biglietti, ai sistemi informatici. Persino le patenti ed i documenti personali riportano l'anno con questo tipo di calendarizzazione!
Il calendario giapponese (gengo) riconosce un'era per ciascun regno di un imperatore, e anticamente era anche più frammentato. L'era corrente è/era denominata Heisei, iniziata nell'anno 1989 del calendario gregoriano, quando salì al trono l'imperatore Akihito (che da oggi si chiamerà imperatore Heisei, unificando il suo nome all'era del suo regno).
L'anno 1 di ogni era va dal giorno dell'insediamento del nuovo imperatore fino alla fine dell'anno, mentre l'ultimo anno va dal 1º gennaio fino al giorno della morte dell'imperatore. Perciò il primo e l'ultimo anno di ogni era sono generalmente più corti. Questa è la prima volta che un imperatore abdica, dando quindi più tempo per la scelta del nome della nuova era, che deve essere di buon auspicio e diverso da tutte le precedenti. Infatti, è stato annunciato già il primo aprile il nome della nuova era, Reiwa, che inizia il primo maggio 2019.

 

Perchè vi racconto di queste cose, forse distanti da noi e quindi inutili? Mi ha molto colpito la scelta del nuovo nome dell'era, sia per il metodo, sia per il suo significato, che mi ha fatto capire che quello su cui io baso il mio modo di studiare il suiseki non è del tutto scisso dalla vita del Giappone moderno. A volte, infatti, mi chiedo se e come i concetti insiti in termini come wabi, sabi, mono no aware, yugen (e mi fermo qui...) vengono vissuti dalla popolazione moderna, se fare riferimento ai testi poetici antichi, che hanno influenzato i concetti estetici successivi, ha ancora un senso, non tanto per me, quanto per i giapponesi stessi, tra le persone comuni.
Ebbene, in questa occasione c'è stato molto tempo per scegliere il nome della nuova era, dato che non si è trattato di una morte improvvisa ma di una abdicazione preventivata. Già dal 1 Aprile, quindi, il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha comunicato in una conferenza stampa il nome scelto da una commissione composta da nove membri e tenuto segreto : Reiwa, che deriva da un "waka", un breve poema tratto dal Man'yōshū (Raccolta delle diecimila foglie), la più antica collezione di poesie giunte fino a noi, compilata molto probabilmente intorno alla seconda metà dell'ottavo secolo durante il periodo Nara, composta da 4496 componimenti scritti antecedentemente, tra la seconda metà del VII e la prima metà dell'VIII.
Il premier Shinzo Abe ha sottolineato che per la prima volta si tratta di un "termine derivato da un testo giapponese", e non cinese.
Il rei di Reiwa normalmente significa ordine, ma nel contesto poetico connota la stagione della visione dei fiori di prugna, addirittura forse con un riferimento al mese di nascita del nuovo imperatore, Febbraio, mentre il wa significa armonia / pace.

I due caratteri indicano «la nascita di una civilizzazione in cui regna l’armonia tra gli esseri, una primavera che arriva dopo l’inverno e segna l’inizio di un periodo colmo di speranza», ha spiegato il primo ministro Shinzo Abe. E ancora: «Proprio come i meravigliosi fiori di prugno in piena fioritura segnalano l’arrivo della primavera dopo il freddo pungente, ogni giapponese può ora sperare nel futuro e far sbocciare i propri fiori».

Sarebbe bello, tutto il mondo anela ad un'era con questi presupposti.
A Tokyo, le persone che guardavano gli schermi giganti in attesa dell’annuncio hanno applaudito e in alcuni casi pianto. Le vendite del manoscritto sono salite alle stelle

Qualcuno ha obiettato che 'rei' indica 'comando', 'ordine', vedendo in questo nome 'una pace imposta da un ordine imperioso', al punto che il ministero degli Esteri giapponese ha fornito un'interpretazione in lingua inglese di Reiwa come "bella armonia", per dissipare questi dubbi tutti occidentali, osservando tuttavia che "la bella armonia" non è né una traduzione ufficiale né giuridicamente vincolante.
Inoltre, il Raccolta delle diecimila foglie è particolarmente diffusa nell'immaginazione giapponese, apprezzata dalle masse e dai comuni cittadini, in quanto "le poesie di Manyoshu sono, con eccezioni, più emozionanti che intellettuali" (Horton).
Infine, secondo Masaaki Tatsumi e Masaharu Mizukami intervistati dall'Asahi Newspaper poco dopo l'annuncio, la frase ha una fonte precedente nella letteratura cinese antica risalente al II secolo d.C., su cui si basa l'uso di Man'yoshu :
"Poi arriva la giovane primavera, in un bel mese,
Quando il vento è mite e l'aria limpida.
Le pianure e le paludi sono ricoperte di vegetazione
E le cento erbe diventano rude e spesse."

   
Insomma, c'è da riflettere, da studiare.
 
  A sinistra, il testo della della prefazione della sezione 815 del 5° libro del Man'yōshū, che ha come tema l'elegante fiore di pruno. Questa la traduzione :
"Il 13 ° giorno del primo mese Tenpyō 2, ci fu un raduno nella residenza del Governatore Generale per un banchetto. Quell'anno il mese fu davvero un perfetto esempio di inizio primavera, con un'atmosfera sublime ed una brezza gentile. Il fiore di prugna sbocciò con il candore della polvere che si applica davanti a uno specchio; le orchidee emanavano un profumo simile a quello che esce da un sacchetto profumato. Inoltre, al mattino le nuvole si muovevano attraverso le vette, e tappavano i pini con una garza di seta. Poi con le nebbie serali si levarono dalle caverne di montagna, e gli uccelli, persi nelle pieghe di seta, volarono in confusione attraverso i boschi. Nel giardino, ballavano le farfalle appena nate, mentre nei cieli le oche volavano verso casa. Così, con i cieli che ci coprivano, e la terra che si estendeva prima, sedevamo con le ginocchia vicine e le tazze di vino volavano avanti e indietro. Tutti noi insieme abbiamo completamente dimenticato le nostre parole e abbiamo permesso ai nostri cuori di volare liberi nella bella scena. In verità, non c'è modo di misurare le emozioni del tempo, così pieni di piacere come eravamo. Se non fosse per la poesia, come potremmo registrare i nostri sentimenti? Nella poesia del Cathay, ci sono dei volumi sui fiori caduti, ma che differenza c'è tra quelle antiche composizioni e quelle del presente? E così, e così, non dovremmo comporre brevi poesie in questo giardino di pruni in fiore? "
E torniamo al gengo, al calendario giapponese.
 

Schema riepilogativo del calendario giapponese, a cui manca il 2019, che non è stato inserito.
L'imperatore Akihito ha regnato dal 1989 fino al aprile 2019, questa è stata l'era Heisei. Il primo anno, Heisei1, è il 1989, i successivi vengono numerati progressivamente, così l'ultimo, il 2019, è Heisei31. Per convertire un anno giapponese nel corrispondente anno secondo il nostro calendario, bisogna per prima cosa conoscere l'anno di inizio dell'era, sottrarre uno ed aggiungere il numero sequenziale giapponese. Una volta trovato, occorre sottrarre 1 e in seguito aggiungere il numero dell'anno giapponese. Ad esempio che anno era Heisei13 ?

1989-1 = 1988 + 13 = 2001

Esso fornisce un diverso concetto di tempo. Invece dell'inarrestabile marcia in avanti dei numeri del calendario occidentale, ci sono una serie di sequenze irregolari che alla fine tornano tutte a "1". Questa ciclicità può essere sconveniente per i pianificatori, ma è più in accordo con l'esperienza umana. Le ere non durano per sempre e nemmeno noi. Allo stesso modo, il sistema occidentale rende il futuro prevedibile e mappabile; sappiamo quanti decenni ci saranno nel ventunesimo secolo e quale sarà la data esattamente tra sessant'anni. Sotto il gengo il futuro è radicalmente incerto. Non abbiamo idea di quante ere si svolgeranno, di quanto dureranno o come saranno chiamate. L'anno che sarà conosciuto come 2079 in Occidente, in Giappone è una lavagna vuota, una pagina bianca che ognuno può riempire come vuole, come quest'epoca che sta per cominciare.

Ed io, inizio presentando la mia prima pietra dell'era Reiwa, indovinate come si chiamerà ?

 

   
 
 
 

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